Vorrei essere un bravo fotografo per ritrarre i volti dei vecchi. Soprattutto dei contadini. Hanno tratti diversi dagli altri, come se provenissero da un’antica civiltà scomparsa. Volti modellati dal vento freddo che taglia la pelle in cima alla scala a pioli raccogliendo le olive; segnati dalla pioggia quando, in fretta, con le vacche che tiravano il biroccio, portavano a casa il fieno alle prime gocce. Facce scurite dal sole nelle lunghe giornate della mietitura, quando i covoni nel campo sembravano di più delle lucciole di notte. Quei volti seri che ti guardano e ti raccontano silenziosamente cose sul tempo lontano da cui sono venuti. Li puoi vedere la mattina presto nella saletta d’aspetto del medico, oppure la domenica alla prima Messa. Lineamenti duri e sorridenti in modo diverso da noi, come maschere di legno, ma vive. Volti duri e delicati insieme, che conoscono la fatica e i lunghi silenzi della stanchezza. E il sorriso per le castagne cotte attorno al fuoco.


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