Prenoto, la Nova Taberna non è grande, sono corinaldese e non ci sono mai stato. Lacuna da colmare.
Entro, posto accogliente, a mio agio anche se non ci sono altri clienti, non c’è la sensazione strana che viene quando siamo soli in un locale. Il posto fa già compagnia.
Giada, la giovane titolare, accoglie me ed Elena con grande professionalità e ci porta subito il vino. Ottima mossa.

Le accenno l’idea di raccontare un po’ le storie della scalinata, luogo simbolo della Festa del Pozzo della Polenta, l’anno prossimo è il 500° anniversario dell’assedio rievocato nella festa. “Bella idea, ma noi non siamo di Corinaldo, siamo di Passo Ripe.”
Ma da Passo Ripe a Corinaldo, passando per l’Irlanda, la distanza è breve.
“Ci piacerebbe anche raccontare la storia di quei giovani – le dico – che invece di andare all’estero restano e investono su questo territorio.”
“Ma anche noi siamo stati all’estero prima di aprire qui, abbiamo vissuto in Irlanda. Però ci piaceva tornare ed aprire un posto piccolo e raccolto, dove fare cose di qualità; cuciniamo cibi di stagione. Noi non abbiamo fornitori, noi giriamo l’Italia e cerchiamo di acquistare le cose migliori.”
Ma questo, prima, che posto era? Vecchie travi in vista, con vecchi chiodi, forse una cantina, ci appendevano anche salami e lonze.
C’è una bella panca di legno per sedersi, dai buchi e dalla forma si capisce che era la greppia di una stalla. Giada ci racconta che ci sono anche, meno visibili, alcune parti smussate dalle mucche che ci appoggiavano il collo.

Belle foto alle pareti, in bianco e nero, immagini scure e luminose allo stesso tempo: come è possibile? Ingrediente segreto del fotografo. Ricordo di avere letto che nel locale c’è una mostra di alcuni giovani artisti. Una immagine di Corinaldo, un cavo tirato, un piccione sopra.
La veduta di Corinaldo, conosciutissima per chi è del posto, la sensazione di già visto viene riscattata da una imprevedibile folata di grazia.

La stessa giovane titolare ha studiato all’accademia di belle arti a Bologna. E forse è un errore pensare che non c’entri nulla con quello che sta facendo.
Buon verdicchio. Ottimi piatti. Indeciso sul dolce, ne prendo due. La decorazione del tortino con riduzione di arancia: lontane corrispondenze con le forme di Mirò? O forse il verdicchio accende la fantasia? Prendo anche una crostata con farina di castagne, me la faccio incartare. La porto via. Me la tengo stretta scendendo la scalinata, mentre torno alla macchina.

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