Passeggiando vedo una piccola quercia, un metro di altezza e il tronco un centimetro di diametro circa. Qualcuno ha messo un sostegno per farla crescere bene, per tenerla su, che è ancora piccola. Tra duecento anni diventerà una bella quercia grande, se ne vedono ancora alcune vicino ai sentieri o ai torrenti. Mettere quel supporto è stato un gesto forte e delicato insieme, è lo spirito della festa. Tra duecento anni forse ci sarà qualcuno che avrà la fortuna di guardarla, con la sua imponente chioma, quel grande ventaglio verde sempre aperto. Non so cosa accadrà nel frattempo, che fine farà la nostra terra, cosa combineranno ancora gli uomini nella storia.
Ma forse tra duecento anni ci sarà qualcuno che avrà l’umiltà di chinarsi per raccogliere le ghiande che, da quando i contadini di una volta sono diventati troppo vecchi, rimangono a terra, per poi metterle in un cesto e portarle ai maiali, che adesso vengono torturati nelle gabbie degli allevamenti intensivi. Tornare a voler bene ai maiali, sarebbe già qualcosa. Sono sicuro che tra tanti anni qualcuno avrà il privilegio della sua ombra in un pomeriggio caldo d’estate. E penserà a com’era il mondo quando quella quercia era alta un metro. Perciò buone feste. E buon Natale 2216.


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