Una collina e una valle, una montagna e una collina, il mare e la terra, gli argini di un fiume.
Linee come confini, che uniscono invece di dividere, le Marche sono una regione dai tanti margini che la rendono plurale, dialogante. Su una collina nevica, sull’altra piove, sull’altra sbuca il sole. Le montagne, le colline e il mare. Dai poggi si vedono i diversi colori del tempo.
Un tempo fatto di minuti, l’uno dopo l’altro, come i passi lungo il sentiero, come i mesi e gli anni, sono confini che legano i pezzi di una vita, un sentiero lungo, che finisce e si incrocia con un altro. Sentieri come stagioni.
Domenica 22, tempo permettendo, partiamo dalle colline e arriviamo al mare, attraversiamo tanti margini, diversi paesi, borghi, i campi dalle alture dove il grano è ancora un velluto verde e la terra è scura, fino al mare, dove i passi sono sulla sabbia e si può viaggiare col pensiero fino all’orizzonte azzurro. La neve è ancora a mucchietti vicino ai fossi. “Aspetta la compagna”.
Dal fruscio delle querce di collina allo sciabordare delle onde con le creste bianche di spuma. Asfalto, terra battuta, sentieri di ghiaia e un mare di sabbia. Storia di fatiche nella vigna, di contadini che vanno alla fiera col vitello, di partigiani che portano messaggi segreti, storie di marinai che parlano con la morte durante la tempesta, di signore di città che fanno la passeggiata la domenica con l’ombrellino parasole, lungo le strade del Novecento.
Un viaggio speciale con una persona speciale.


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