Carnevale a rischio

Un bel pomeriggio, qualche anno fa, passato a chiacchierare nel teatro di Corinaldo vuoto, insieme a Diletta Latini, Agnese Samory e Alessio Piermattei, memoria storica del paese.

Le feste di Carnevale a teatro nel secondo dopoguerra. Il sughero riscaldato con una fiamma diventava una specie di carbonella, con la quale, chi non poteva permettersi una maschera vera, si pittava il viso. I gruppi mascherati dovevano fare una denuncia preventiva ai carabinieri, individuando un capogruppo che si prendeva la responsabilità. Se succedeva qualcosa i carabinieri sapevano così chi andare a cercare.

I Carnevali a volte degeneravano ed era l’occasione per regolamenti di conti.

Anni fa ho visto su un libro una tavoletta votiva di Ostra, c’era disegnato il corso con un individuo mascherato che spara, seminascosto tra i vicoli. La vittima ringraziava a Madonna della Rosa per aver avuta salva la vita ed essere guarito dalle ferite.

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Antica immagine della Chiesa della Madonna della Rosa, Ostra. 

 

Nelle campagne si ripulivano i capanni e i sabati prima di Carnevale si ballava, con l’organetto e le cresciòle. I più giovani ballavano già le cose moderne come il valzer. Ma i più anziani di gamba buona facevano i loro bei giri di saltarello.

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Memorie tratte dalla racconta dell’associazione Generazioni Storie Orizzonti, che continua a promuovere il progetto Memoteca.

 

 

 

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