Un’amica che ha un negozio mi ha detto che sotto Natale la gente è particolarmente nervosa. Il giorno della vigilia, qualche anno fa, due signore litigarono di brutto nel suo negozio per una sciarpa. Ognuna sosteneva di averla vista per prima. Risultato: nessuna delle due la acquistò! Se ne andarono insultandosi.
Cretini al volante che sbracciano e inveiscono senza motivi, musi lunghi, gente impaziente in fila del supermercato; il rituale dei regali stressa, non ci sono più dubbi ormai. E non servono le belle giornate di sole, una grazia che passa inosservata.
I giorni che ci sono stati donati a volte sembrano qualcosa di superfluo o scontato, come se fossero infiniti. Non ci rendiamo conto quanto sono preziosi: giorni per parlare, per leggere, per pensare, per fare una camminata all’alba e sentire poco a poco il sole che riscalda la faccia infreddolita e vedere la luce che lentamente delinea i paesi sulle colline, traendoli fuori dalle brume notturne.
Camminando per le campagne è impossibile non vedere le piante di cachi. Tronco dinoccolato, rami avvizziti senza foglie, eppure carichi di quei bei tondi rossastri, caldi frutti tenaci che resistono al vento e alle gelate.
Una volta si raccoglievano, a volte ancora acerbi, e si mangiavano per tutto l’inverno. Si facevano maturare sul camino, che rimaneva acceso dall’alba a notte fonda.
Adesso restano soli sugli alberi e senza nessuno che li raccoglie, quanta energia naturale sprecata! Non incontrano più il nostro gusto abituato fin da piccoli a dolcetti industriali imbottiti di additivi.
Stamattina sono andato a raccogliere i cachi. La cosa mi ha messo di buon umore. La giornata non è andata sprecata.

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