Parcheggio la macchina vicino alle mura paesane, mi incammino verso la campagna, l’asfalto diventa presto strada di ghiaia, le macchine da poche a nessuna, salita, cresta della collina, paesi e campi marroni, verdi, ocra, poi discesa e rientro in paese, lo attraverso per tornare alla macchina. Una bella camminata. Vedo bambini con maestre nell’atrio di un edificio storico, in preparazione, presumo, di una manifestazione di fine anno scolastico. Sento la musica, parte il testo. “There’s a lady who’s sure…” E’ Stairway to heaven dei Led Zeppelin. Pezzo ripetutamente ascoltato in gioventù. Poi penso: era già un disco storico ai miei tempi, certo, ma per me era il rock, la trasgressione consentita. Era l’energia che fluiva sciolta, un certo senso di libertà che si prende il suo spazio, allusioni di una sessualità leggera, una volgarità lieve e quasi autorizzata che assecondava un libertinismo più immaginato che reale. La fine tragica del batterista contribuiva a consegnarli al mito di una gioventù, la nostra, fatta di audiocassette doppiate dentro automobili usate, con alcune bozze sulla carrozzeria, guidate da neopatentati di paese in cerca di effimeri svaghi notturni.
Chilometri di chiacchiere notturne con amici, cercando un luccichio che potesse assomigliare ad una verità oltre quel piattume che sembrava assediarci, incalzati da un’incipiente emicrania da vino scadente. Maldestri approcci con ragazze, con esiti prevedibilmente infruttuosi. Era l’adolescenza acerba che voleva essere forte senza diventare adulta.
E ora? E’ la colonna sonora di uno spettacolo di bambini delle elementari di fine anno? Allora il mio mondo non esiste più, il mondo di oggi non è più il mio. Sono vecchio. E’ la prova.
Torno indietro, voglio vedere meglio. Voglio riflettermi allo specchio del mio tramonto. Ma sì, una maestra ascoltava quel disco e ha pensato che, almeno la prima parte della canzone, poteva andare bene anche per i piccoli.
Guardo i bambini, hanno in testa corone da re fatte di cartone, come le spade e altri orpelli del costume di scena. E’ una festa di fine anno scolastico, indubbiamente. E quella è la canzone del balletto.
Prima o poi anch’io dovevo superare la mia linea d’ombra. Sono vecchio.
Poi vedo che non stanno provando, che si stanno solamente preparando, che nessuno si muove a tempo, è chiaro che stanno aspettando l’inizio della prova. Osservo meglio. Le maestre sono rilassate, alcune chiacchierano tra loro. Forse il fonico sta facendo le prove dell’amplificazione e ha messo su una canzone a caso. Dev’essere così. Ora è chiaro. I bambini non fanno lo spettacolo di fine anno coi Led Zeppelin. Mi ero sbagliato.
E allora non sono vecchio. Non ancora. Per fortuna.
Mi dirigo verso l’automobile camminando quasi a ritmo, un po’ alleggerito.
‘Cause you know sometimes words have two meanings… Canta Robert Plant
Che Dio lo benedica!
L’ho scampata bella!

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