Uno stradello dentro e fuori dai pensieri inutili.

Le foglie nuove delle piante a primavera, come sono brillanti! Riflettono in piccole forme piatte e luccicanti la vastità della luce solare. Ma non è un paesaggio idilliaco questo che ci circonda.

Sullo stradello la ghiaia è vecchia ormai ed è quasi assorbita dalla terra che quando piove comincia a riaffiorare sulla doppia scia delle ruotate. L’effetto acustico dell’acqua di un fosso, modulazioni continue di note trasparenti, poi i fiocchetti cotonati dei pioppi che, mettendo su la chioma, intanto spargono i loro semi. Il vento li fa vorticare lentamente, su traiettorie di pochi metri, un giretto breve tra i greppi. Batuffoli che seguono traiettorie conosciute solo a loro, indifferenti al vento a cui si ribellano con spirali ed ellissi che non li fanno dai confini del loro luogo di appartenenza. Passeri di vario tipo si esercitano in una jam session. Non è un passaggio idilliaco, è una piccola fenditura dello spazio dove ci si può incuneare  – come in un vecchio gioco – dentro un nascondiglio. Basta appena andare qualche metro fuori dalle strade asfaltate, distanziandosi per un po’ da quegli impegni che sembrano così importanti. Ripensiamo a quelle cose che qualche anno fa, o, per i più attempati, qualche decina di anni fa, ci sembravano fondamentali. Cose per le quali ci siamo arrovellati o ingabbiati in serrate discussioni. Oggi ci sembrano poco meno che folate di vento, probabilmente. Quelle che non riescono neanche a spostare i batuffoli di pioppo, surrogato nobile di neve. Lo stradello è frequentato da pochi, spesso nessuno, a volte viene abbandonato, l’erba se ne impossessa facendolo sbiadire e scomparire. Ma qualche stradello resiste. La lentezza lo preserva modellandosi, col sole, lungo una scia di forme che sembra una allungata carta geografica con l’ombra e la ghiaia assolata al posto del mare e la terra, con piccoli accumuli di breccia e ciuffi d’erba che sembrano catene montuose separate da fiumi, e i miei passi che sembrano quelli di un gigante lento che si è perso, o di un orso che si è appena svegliato dal letargo.

E la sera, quando arriveranno le lucciole, sarà già un sollievo, non sembrerebbe neanche la fine della giornata.  Arriveranno?

Se cammini sulla cresta di una collina e si materializza l’azzurro intenso del mare all’orizzonte, allora vedi anche, sopra, la pancia delle nuvole, come se fossero poco più in alto di noi, simili a innocui grossi pesci addormentati o a pietroni che hanno perso peso lungo i secoli e si sono staccati da terra, sollevandosi. E dentro, prima della pioggia, ci sono stradelli che non vediamo,  che resisteranno finché un vento improvviso se li porterà via.

 

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