Imparare da…

Il mondo dei nostri nonni e bisnonni. Non solo i vecchi nostalgici di campagna, ma anche celebrati scrittori che sanno parlare al mondo di oggi, come Jonathan Safran Foer, lo dicono chiaramente: dobbiamo imparare da loro. Ma non quel mondo nella sua interezza,  non le iniquità ancora più pesanti, o forse meno dissimulate di oggi, non il padrone  che sfruttava e il re che mandava a morire ammazzati in guerra. Ma il sapere pratico, le narrazioni orali,  il ricavare, dopo lunghe operazioni, federe e lenzuola ricamate da una manciata di chicchi di canapa, la naturale tendenza a raccontare storie, il salutare le persone che non si conoscono, perché se abitano nello stesso luogo hanno molto in comune, salutarsi con un cenno di togliersi il cappello, anche se non c’è nessun cappello in testa. L’attenzione, il rispetto. Sapere che la terra è pronta per la semina, lasciarla riposare quando è stanca. Sentire la terra e gli alberi come qualcosa di vivo, rispettarli. Rispettarli come una cosa normale, senza meriti particolari.

E il piccolo mezzadrile momento tragico del giorno in cui si ammazza il maiale, la serietà di quella consapevolezza.

Raccogliere le poche spighe rimaste a terra dopo la mietitura. I balli la sera di carnevale. Le paure che si nascondono dietro i cerquoni, il temporale che, dopo, si va a stappare i fossi, la legna messa da parte per l’infornata del pane. Un uomo che si alza all’alba e per prima cosa va a dare il fieno alle vacche nella stalla, a portare via lo stabbio per farle stare pulite. Poi viene tutto il resto.

 

 

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