Potrebbe assomigliare alla foto telescopica di una nebulosa raggomitolata in qualche angolo della galassia. Fruscio di rametti e fogliame secco afferrati con un mirato colpo di becco, poi via, innumerevoli voli verso il davanzale del mio bagno. Quanta fatica avrà fatto la volatile pennuta che l’ha costruito? O forse assomiglia ad una cometa con la sua testa incandescente che dissemina uno strascico di materiale astrale.
Ho capito che c’erano lavori in corso sul davanzale. Elena ha avuto l’intuizione di mettere un divisorio di cartone sul vetro, in modo tale da non disturbare l’allestimento della residenza esclusiva e delle fasi successive: covata, nascita, crescita ecc. Una creazione artistica, un autentico artigianato di qualità frutto del sapere pratico di questa pennuta. I passeri scontano l’invidia umana del volo che ancora oggi li fa bersaglio di ostinate doppiette. Ho cominciato a sentire un cinguettio cadenzato, ma più tenue rispetto all’altra orchestra che ogni mattina attacca il concerto tra gli alberi intorno casa. Ere millenarie di saperi sedimentati in un andirivieni di voli, in una miriade di beccate ben assestate che danno forma ad un alloggio più che confortevole. Qualche giorno fa ho intravisto il pargolo, era figlio unico. Me l’aspettavo esile, era invece bello cicciotto. Forse ha fruito di tripla dose di cibo visto che c’erano progetti di famiglia più numerosa: ci sono uova che non si sono schiuse. Mi sono tenuto a debita distanza. Ci sono stati vento, pioggia e afa con qualche giorno di frescolino nelle scorse settimane.
Lunghi voli per nutrire il piccolo che aspettava ogni giorno fiducioso.
Poi ad un certo punto se ne vanno. E non ritornano.
La mamma volteggia da qualche parte tra le colline, o forse è ancora nei paraggi. Pur essendo un’opera necessaria, nel nido c’è un elemento di gratuità, di estro libero da impellenze. Una progetto complesso gestito con adeguata esperienza.
Verso quale continente migreranno?
Buon viaggio.


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