Il santo raffigurato accanto ad un maiale, con il saio e il bastone, appeso al chiodo nella parte interna della porta della stalla: una patina di polvere sedimentata dal vapore del fiato di mucche e vitelli che tenevano l’ambiente caldo, la partita seduti sul ceppo di legno con le carte sopra una balla di paglia.
Il segnale sonoro di un messaggio dallo smartphone, l’ennesimo messaggio su uno dei tanti gruppi: giornate a confronto a distanza di un secolo. Epidemia allora e ora.
Nei giorni precedenti i suonatori di organetto andavano nelle case cantando, ricevevano vino e ciambellone, ripartivano con passo più incerto, ma con meno freddo nelle ossa.
Notizie sui positivi, sui vaccini che non arrivano come promesso. Scuole aperte o chiuse? Ristoranti aperti a pranzo e chiusi la sera, il virus si trasmette solo di giorno?
Il giorno di Sant’Antonio si andava con pecore e vitelli fuori dalle chiese di campagna per la benedizione, si portavano anche fieno e altri foraggi.
Oggi, dicono, col diploma che ci fai? Non serve più per trovare lavoro, a volte non basta neanche la laurea, specialmente se è in materie letterarie o in beni culturali!
Quando pioveva la terra si riposava dissetandosi, le storie giravano per la cucina satura di aria fosca, per le sigarette col tabacco grezzo nazionale e per il fumo ributtato indietro nella cappa del camino, colpa di sventata gelida in fuga sopra i tetti e tra le chiome spoglie dei pioppi, là fuori.
Ci fanno tenere i negozi chiusi, dicono, ma le tasse le vogliono lo stesso! Ma è caduto il governo? Devono andare tutti a casa!
Erano i giorni contarecci: il primo gennaio è gennaio, il due è fabbraio e così via fino a dicembre, poi all’indietro, novembre, ottobre ecc. fino al 24 gennaio, il tempo di quel giorno, bello o pioggia, è il tempo del mese di riferimento. Bisognava segnarlo sul calendario, così ci si ricordava quando era ora di mietere.
All’inizio dell’anno gli animali della stalla che ti facevano compagnia coi loro occhi umidi e la coda che scacciava le mosche, potevano anche parlarti con la voce di un famigliare anziano morto. Bisognava trattarli molto bene per farsi dire cose belle.
Lo stradello, la vecchia quercia, il capanno, non erano lo stradello, la vecchia quercia e il capanno. Erano una fessura verso storie misteriose, ricordi che sembravano minacciosi, risate che rimanevano nell’aria dopo il passaggio dell’organetto.

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