Mi è sempre piaciuta la parola repubblica; la vedo come qualcosa di bello da condividere, da fare insieme. La “cosa pubblica” è ciò che ci circonda: campi di grano, paesi appoggiati da secoli in cima alle colline, tramonti cremisi, albe arieggiate.
Stamattina camminata sul lungofiume da Brugnetto a Senigallia, col sole che comincia ad accendere la pelle.
L’arrivo di una camminata seppure breve (nove chilometri circa) è pur sempre un traguardo simbolico, può essere un paese, un albero. In questo caso, più prosaicamente, l’arrivo è il centro commerciale. Basta sapersi accontentare qualche volta.
Ma il problema non è stato l’arrivo, ma l’ultimo chilometro.
Ma torno indietro di qualche settimana, quando siamo andati, come associazione Ge.St.O. a raccogliere rifiuti di ogni tipo ai lati della strada: è uno spettacolo triste che si nota particolarmente a piedi, ma anche in macchina è evidente ai lati di molte strade: mascherine, bottiglie di birra, lattine, cose strane tipo un pupazzetto di plastica o una pentola.
Siamo andati a raccoglierle, riempendo sei sacchi. E’ stato un piccolo atto politico. Non abbiamo fatto discorsi o lamentele, ma preso sacchi e guanti.
Certo, il comune dovrebbe fare di più, basterebbe organizzarsi. Il governo parla di conversione ecologica, ma rispolvera il ponte sullo Stretto e nuove trivellazioni in mezzo al mare. Ma noi quel giorno abbiamo fatto la cosa giusta e in giro ci sono sei sacchi di robaccia in meno.
Arrivando a Senigallia, il giorno della Repubblica, abbiamo visto rifiuti di ogni tipo lasciati a terra, le classiche bottiglie e lattine coadiuvate custodie di tramezzini, brick di succhi e plastica in quantità.
La terra su cui camminiamo: quale migliore esempio di cosa pubblica?
Non è solo un danno all’ambiente. Chi butta via le mascherine dal finestrino della macchina, o chi lascia rifiuti in giro deliberatamente non ha la minima idea della bellezza che lo circonda. Un campo di grano o uno stradello di terra hanno quell’umile splendore che si pone a noi come dono. Chi sporca non lo vede, non lo immagina neanche la gradevolezza che può ricavare dal rispetto.



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