Quelli che ho intenzione di fare ogni tanto, sono piccoli, per alcuni forse noiosi, ma per me necessari esercizi di memoria. Ripensando a quella maledetta notte ricordo che mi svegliai presto come il mio solito, guardai il cellulare e sulla home page di Repubblica vidi le parole “Corinaldo”, “Lanterna azzurra”, “strage”. Foto sgranate con lenzuoli bianchi a terra.
Pensai di aver letto male forse a causa di un risveglio mal riuscito.
Invece trovai subito conferma in tanti messaggi social e altre testate on line.
Chiesi subito notizie alla famiglia di un mio alunno, al quale avevano regalato il biglietto di quello pseudo-concerto per il compleanno. Un adolescente di cui conoscevo le fragilità e che era la prima volta che andava in discoteca.
Venni rincuorato che stava bene, solo un grande spavento.
Poi la girandola di opinioni, legittime, che avevano lo scopo di alleggerire la cappa di emozioni negative, opinioni che si avvitavano su se stesse, che non indicavano una strada. Tra le più gettonate: tutti sapevano, ma nessuno ha fatto nulla.
Apparentemente una assunzione di responsabilità di una comunità di fronte ad una tragedia che l’ha travolta. Oppure un coraggioso atto di accusa, perché in genere, chi dice “tutti” di solito pensa “gli altri”.
O meglio: la tragedia ha letteralmente travolto quelle sei esistenze, le rispettive famiglie, poi gli amici, i compagni di scuola, solo in ultima istanza ha travolto Corinaldo.
Le reazioni di molti cittadini corinaldesi, hanno ruotato attorno ad alcune formule. Tra queste, appunto: tutti sapevano…
Ma è veramente così? Io sapevo, per sentito dire, che giravano sicuramente alcol e “canne”. Niente di diverso da quello che si sente dire di tante discoteche. Ricordo, come molti corinaldesi, le serate alla lanterna accantonate nell’angolo ingenuo e patetico dei ricordi di gioventù, quando era ancora fondamentalmente una sala di liscio con una piccola discoteca ricavata in una specie di sottoscala. Negli ultimi venti anni non ci ho messo più piede. Io non sapevo, ad esempio, che era una struttura segnata da abusivismo edilizio mai sanato. L’ho letto dalla stampa e non ho letto alcuna smentita.
“Tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla” è apparentemente una pesante assunzione di responsabilità da parte di una comunità che sente il peso della colpa. In realtà è il primo passo verso una pratica auto assolutoria. Tutti colpevoli, quindi nessun colpevole.
E’ il presupposto ad essere fuorviante. Colpa della sicurezza, colpa dei gestori, colpa dei criminali con lo spray urticante, colpa del sindaco, colpa dei genitori, colpa dei giovani ovviamente, colpa del cantante, colpa delle scale, della balaustra che ha ceduto, colpa dei giornalisti, colpa delle TV, colpa di Salvini. Colpa di tutti. Quindi responsabilità di nessuno.
La cosa utile, affermata perentoriamente in quello strano consiglio comunale di pochi giorni dopo, ma ancora da fare, è provare a immaginare percorsi diversi, sul piano sociale, culturale, delle politiche giovanili, per dare diverse prospettive ai ragazzi, invece di chiudersi in un luogo malsicuro in ore assurde della notte aspettando un cantante che non arriva. Non solo nuove iniziative, o l’ennesimo progetto, ma proprio un approccio politico-culturale diverso. Servirebbe mettersi un po’ in gioco tutti, a partire dalle istituzioni.
Non è ancora troppo tardi per provarci.

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