E allora candidati tu! Ovvero: sulla retorica del metterci la faccia

Fino a qualche anno fa trovavo le elezioni interessanti, anzi, addirittura divertenti: nei piccoli centri erano una sorta di sagra paesana della democrazia, con un clima vagamente ilare; si incontravano persone ai seggi che magari non vedevi mai nel resto dell’anno, si formano capannelli, si susseguivano riunioni, incontri, cene, polemiche, articoli da una parte e dall’altra.

Ultimamente ho perso un po’ il gusto di partecipare sostenendo il candidato o la lista che mi sembrano meritevoli.

C’è sicuramente una mia disillusione personale, promesse non mantenute da parte di chi poi vince le elezioni, sia locali che nazionali, ma ci sono anche i sempre più ristretti spazi di confronto democratico.

Più di mille comuni eleggeranno il proprio sindaco nel 2022, tra i quali Corinaldo.

Ovviamente sono già iniziate le manovre, che tuttavia coinvolgono una minoranza di persone, alcune delle quali si occupano da decenni, legittimamente, di politica locale. La maggioranza delle persone è indifferente, o passiva, o, più o meno consapevolmente, non si interessa, o ne parla tra amici ma poi finisce lì. In ogni caso, nonostante la partecipazione alla vita politica locale sia più o meno sbandierata in ogni programma elettorale, alla fine si fa ben poco di concreto per incentivarla. Di fronte a critiche verso chi amministra un comune a volte la risposta è: “allora candidati tu!” oppure “Io ci metto la faccia, e tu?” O anche una variante che ho sentito di recente: “e tu cosa proponi?”

Questo spazio, nel suo piccolo, non è anonimo, i miei articoli sono firmati, quindi ci metto la faccia anche io. Ma evidentemente non conta, perché, per esprimere una opinione, anche critica, all’amministrazione uscente, o bisogna candidarsi, o avere già pronta in tasca la lista del futuro sindaco e tutti i candidati al consiglio comunale.

Dal un lato ci sono i fenomeni epocali: la crisi dei partiti e delle forme tradizionali della politica, l’individualismo come connotato della riduzione dei cittadini a clienti; dall’altro lato ci sono i microcosmi locali, con slanci di generosità, con persone al servizio della comunità, spesso nell’ombra, ma anche con ambiti saturi di settarismi, con la volontà di perpetuare la gestione della propria piccola fetta di potere, con piccoli (o grandi) interessi, ambizioni personali, che entro certi limiti sono legittime, ma che sovente determinano dinamiche nelle quali il bene comune si perde all’orizzonte e la partecipazione diventa una parola vuota.

Una fase storica che è difficile decifrare, ma che, in questi giorni, ci regala albe e tramonti incantevoli, a cornice di un secolare paesaggio fatto di borghi appoggiati sulle colline guarnite di verde e ocra. Non è poco.

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