Estrapolato sulla base di una “equazione” che terrebbe conto di alcuni parametri quali le vacanze natalizie i cui confortanti effetti sono ormai esauriti e la prospettiva di nuove ferie ancora remota, il 17 gennaio 2022 sarebbe il giorno più triste dell’anno (blue monday), gioia e tristezza misurati con il metro del lavoro, delle ferie, del week-end.
Nella civiltà contadina il 17 gennaio era Sant’Antonio dalla barba bianca, che “mette la neve dove manca”. Era anche la giornata della benedizione in chiesa degli animali. Tradizione in vita a Corinaldo fino a pochi anni fa, secondo il racconto della maestra Elena Morbidelli: “Ricordo che i bambini portavano a scuola conigli, cani, agnellini piccoli, poi andavamo in chiesa per farli benedire. Qualcuno veniva con un animaletto di peluche. Nel resto della mattinata in classe questi animali cominciavano a farsi sentire coi loro versi. I bambini non resistevano alla tentazione di giocarci un po’. Ero un po’ stupita e un po’ divertita da questa insolita situazione, che non mi è mai capitata in nessun’altra scuola.”
Portare gli animali in chiesa, nella civiltà rurale, oltre all’aspetto religioso, era l’occasione per celebrare la persistenza del legame sociale. Ed era un giorno allegro o triste come altri, fatto di fatica, di privazioni, di allegria, di arrabbiature, ma soprattutto dalla presenza di una comunità con riferimenti culturali condivisi. Condivisi quindi forti. E il tempo non era cadenzato da lavoro e week-end nei quali l’imperativo di divertirsi sortisce spesso l’effetto opposto. Era un calendario dove, anche in questo freddo periodo dell’anno, c’erano giorni speciali. C’era “San Paolo dei segni”: la notte del 24 gennaio doveva fare freddissimo per uccidere le serpi (per allontanare il male). A fine mese c’erano i “giorni della merla”: non coincidevano con rituali particolari, ma l’antica leggenda della merla che era bianca, li rendeva speciali. I primi di febbraio c’era la Candelora.
Andando indietro: i “giorni contarecci”, nei quali veniva annotato il tempo meteorologico. Da fine anno alla Pasquella ogni giorno era buono per scendere in strada a cantare “L’anno novo”.
Il Natale era importante anche per le famiglie con giovani fidanzati, per il ciocco ecc.
La notte del 9 dicembre si usciva per fare il “focarone” che avrebbe indicato la strada agli angeli, Padre Stelvio, insieme alla contrada Montale di Corinaldo, ancora lo accende.
Non era tutta una festa ovviamente, ma un intreccio di tempo che teneva insieme la comunità contadina (e, specularmente, paesana). Visioni del mondo che riuscirono a sopravvivere anche al regime fascista, con la sua spinta insieme modernizzante e autoritaria. Ma non sono sopravvissute all’egemonia dell’economia, della burocrazia e della tecnica.

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