Memoria silenziosa

Ricordo una ventina di anni fa, fu organizzata una fiaccolata ad Ostra proprio per la prima Giornata della Memoria.

C’è il rischio che diventi un rituale ripetitivo, poco sentito, più che un momento di dialogo e riflessione, che sono potenti motori della consapevolezza. C’è altresì il rischio di spettacolarizzare anche un evento così tragico.

Proiezioni di film, spettacoli con letture e musica (sembra che quest’anno vadano per la maggiore), somministrazione di documentari a scolaresche (a volte annoiate): iniziative lodevoli, che tuttavia sembrano contigue ad una logica spettacolista.

E’ necessario continuare a raccontare questa tragica vicenda, ma il racconto forse non basta, credo che serva un suprplus di riflessione.

Ci sono immagini che sono diventate iconiche: il filo spinato, le foto coi corpi scheletrici, la bambina vestita di rosso che cammina in mezzo a figure grige (intuizione geniale in un film memorabile), la scritta in ferro battuto all’ingresso del lager. Ma fino a che punto riescono ancora a comunicare qualcosa di sensato dentro il bombardamento di immagini a cui siamo giornalmente sottoposti?

Viviamo in un’epoca nella quale la logica della visibilità mediatica, variamente articolata, dai “vecchi” documentari ai social, dalle letture pubbliche ai monologhi teatrali, si impone sulla riflessione, sul pensiero critico umano. E se fosse il silenzio la cosa da praticare più spesso? E perché no anche in questa occasione.

Anche queste mie parole, che finiranno nel tritacarne mediatico, sono assai inadeguate. C’è il rischio di non riuscire a rappresentare neanche un minimo della tragicità dell’evento, con il pericolo di cedere, involontariamente, seppure in minima parte, alla fascinazione del male.

La memoria della Shoah si situa lungo un paradosso: da un lato la specificità dell’evento, la sua eccezionalità, dall’altro il valore simbolico di Auschwitz. E se è diventato, inevitabilmente un simbolo del male, il simbolo è qualcosa di universale per definizione, quindi finisce per trascendere la specificità.

Una camminata silenziosa, in pochi, non un evento pubblico, lungo alcuni stradelli: ecco come penso di celebrare la giornata della memoria. Chi volesse condividere questa iniziativa mi contatti in privato Massimo Bellucci. Rifletteremo un po’. Non ci saranno dirette streaming, ulteriori post sui social o cose simili. Ascolteremo insieme il silenzio dei nostri passi.

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