Ho un ricordo lontano di adolescenza, quando avevo fretta di diventare adulto per poter essere protagonista del tempo in cui vivevo, per dare il mio contributo ad una società migliore. Sì, pensavo esattamente queste cose, per questo compravo ogni tanto i quotidiani “normali” invece della Gazzetta dello Sport. E leggevo articoli sui vertici tra Reagan e Gorbaciov. Avevo qualche problema evidentemente.
Mi colpì, tanto da ricordarla ancora oggi, una dichiarazione dell’allora ministro delle finanze: “Le tasse in Italia sono troppo alte.”
Pensai: sei ministro delle finanze, abbassale! Certo, ci sarà da trovare settori in cui risparmiare. Ma sei al governo, fa qualcosa! Non puoi parlare come un cittadino qualsiasi senza incarichi particolari.
Nella scuola dove attualmente lavoro, tra le varie materie, c’è anche diritto: ore a spiegare ai ragazzi la struttura dello stato e l’importanza delle istituzioni democratiche. In compenso i “grandi elettori” non solo non riescono a trovare un nuovo presidente della repubblica, ma fanno gli stupidi votando Nino Frassica o Amadeus.
Questa cosa rimane impressa agli studenti: con una risposta del genere ad una domanda in un compito in classe, oltre al brutto voto, ci sarebbe il rimprovero di non rispettare il docente e la scuola.
Ma se lo fanno i massimi rappresentati del popolo in un momento cruciale nella storia della repubblica italiana allora passa per una leggerezza, una spiritosaggine. Questi politici non immaginano il danno culturale che fanno con il loro comportamento superficiale. Forse fare il senatore è noioso, ma ci sono altri mestieri. Ho sentito dire che mancano gli infermieri nei pronto soccorso, lì non ci si annoia, penso.
Una figura di spicco del partito che è stato per decenni al governo della Regione Marche, ex consigliere regionale e presidente della commissiona sanità, critica le scelte della regione stessa in materia sanitaria, perché non era lui a decidere, bensì l’assessore, come se essere consigliere di maggioranza non significasse di fatto sostenere le politiche di quella maggioranza, quindi esserne responsabile. E ovviamente stiamo parlando di una figura professionalmente competente, ma anche in questo caso non c’è nessuna assunzione di responsabilità. A questa mia obiezione, nei social ci sono stati commenti di apprezzamento rivolti a lui: “ma che pazienza che hai a continuare a spiegare alla gente la differenza tra essere assessore e presidente di commissione, che le decisioni le prende l’assessore, che un consigliere regionale non conta nulla.” Effettivamente ci vuole pazienza a spiegare che se uno fa parte di una maggioranza e la sostiene (e continua a sostenerla per tutto il mandato) alla fine è anche responsabile di quelle decisioni. Ci vuole pazienza effettivamente.
Mi piacerebbe sentire da qualche politico: “scusate, ho fallito”, oppure, se l’espressione suona troppo forte: “scusate, ci ho provato, ma non sono riuscito a fare ciò che volevo!”. E assumersene la responsabilità, dimettendosi. O almeno scusarsi. Invece niente, anzi, pontificano! Ma forse sono io che non capisco, del resto sono figlio di contadini, cosa volete pretendere?
Ultima riflessione: visto lo spettacolo messo in scena durante l’elezione del presidente della repubblica, non ci vedrei niente strano se, in un paese democratico, la massima carica dello stato fosse scelta con il voto dei cittadini, non dai “grandi elettori”, che di grande hanno solo l’appellativo.

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